2014

2015

2016

2018

 

JORGE PERIS 

Alzira (Spagna), 1969. Vive e lavora a El Palmar (Spagna).Il suo lavoro, principlamente caratterizzato da installazioni site-specific, è generato da materiali naturali che apportano nell'opera un senso di legame radicale al processo metamorfico della materia. La ricerca dei materiali coincide con quella dell'equilibrio, della tensione e del rapporto uomo-natura in termini di visione e avvicinamento al processo vitale. Il sottile limite dell'equilibrio viene spesso sfidato dall'artista attraverso la costruzione di installazioni scultoree che diventano architetture naturali, monumenti della vita e della morte, generatori di nuovi ambienti spaziali. Gran parte della sua produzione è di origine organica e i lavori si trasformano seguendo i processi chimico-naturali delle componenti materiche. 

GIANNI CARAVAGGIO

Rocca San Giovanni, 1968. Vive e lavora a Milano e Sindelfingen (Germania). Insegna scultura presso l'Accademia di Belle Arti di Brera, Milano. Il lavoro di Gianni Caravaggio tratta il linguaggio scultoreo come un ricercare filosofico, un'estensione del pensiero. Il marmo o i metalli come bronzo, alluminio o zinco sono i materiali privilegiati dall'artista e diventano nell'opera sculture rarefatte tese a riflettere i sistemi del sapere. Come il filosofare procede per ragionamenti aperti e possibili confutazioni, così le opere di Caravaggio pongono interrogativi, catturano le corrispondenze forma-materia, fino a suggerire la genesi dell'opera stessa come un atto demiurgico di riminiscenza platonica.

SIMONE BERTI 

Adria, 1966. Vive e lavora a Milano.

Il lavoro di Simone Berti parte da un atteggiamento mentale rivolto ad indagare gli interrogativi sulla realtà, prendendo le mosse da una “condizione dubitativa come strumento di conoscenza”, come afferma l'artista stesso. La scultura, il disegno, la pittura o la performance sono i mezzi utilizzati dall’artista per restituire in forma materica ed esperienziale visioni della mente e apparizioni inaspettate.

Ha esposto in diversi musei e gallerie, tra cui ricordiamo: GAM (Milano), Galleria Continua (Pechino), MOCA (Chicago), GAMeC (Bergamo), BASE (Firenze), Villa Medici (Roma), Galleria Massimo De Carlo (Milano), Studio Geddes (Roma), Vistamare (Pescara), There is no place like home (Roma), Galleria Sales (Roma). Ha partecipato alla 52° Biennale di Venezia e le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private: SMAK (Gand), MAXXI (Roma), Fondazione Sandretto (Torino); ALT (Bergamo), Museo del 900 (Milano), Istituto Nazionale per la Grafica (Roma).

http://www.simoneberti.info/

STEFANO ARIENTI 

La ricerca di Stefano Arienti affronta molti dei temi legati al complesso “sistema della visione” nella

convinzione che la pratica artistica possa contribuire a risvegliare le percezioni sopite dalla sovraesposizione agli stimoli a cui siamo sottoposti. In tal modo si rivolge allo spettatore coinvolgendolo in un processo mentale indipendente, critico e consapevole. Arienti utilizza e manipola materiali di uso comune sperimentando ed elaborando di volta in volta tecniche e metodologie inedite. Piegando, traforando o bruciando la carta, cancellando testi ed immagini, ricalcando stoffe e fotografie, l’artista lascia entrare il pubblico nel suo mondo dominato da atti apparentemente ripetitivi, gesti ludici presi in prestito dai bambini, dalla leggerezza e dal gioco. La sua indagine investe anche il materiale e le tecniche attraverso i quali le immagini sono costruite e presentate. Così un libro può essere trasformato in un volume plastico, un fumetto in un cilindro, un disegno può recuperare la forma plastica che prima, in quanto disegno, mimava.

GIUSEPPE PIETRONIRO 

Nato a Toronto nel 1968, ma formatosi a Roma, Giuseppe Pietroniro lavora con diversi linguaggi,  sfruttando l’idea di intersezione e di dialogo concettuale tra forme, luoghi, prospettive. Passando dalla fotografia al disegno e l’installazione, Pietroniro sviluppa interventi ambientali, spesso minimali, volti a modificare la percezione dello spazio, minando la certezza dello sguardo e la consuetudine dell’attraversamento. Ciò che è familiare diventa improvvisamente estraneo, tra seduzione ed inquietudine. Specchi, vetri, superfici metalliche, giochi percettivi, sono il suo arsenale semplice e a un tempo raffinato, utile per innescare disorientamenti sottili. Una poetica del dubbio e dell’ambiguo,  praticando sfondamenti, aperture, moltiplicazioni, illusionismi, spostamenti. Senza mai perdere, nell’estremo rigore formale, la solennità e l’apparente coerenza dell’architettura, delle geometrie, delle luci cristalline.

VALENTINA VETTURI

Reggio Calabria, 1979.

La pratica artistica di Valentina Vetturi intreccia memoria, scrittura e performance. Le sue opere si compongono attraverso lunghi processi e coinvolgono frammenti di realtà apparentemente molto diversi. Al continuo confine tra presenza e assenza i personaggi e le voci che popolano le sue performance e installazioni sono interpreti numerosi e invisibili del mondo che ci circonda.

Ha partecipato a residenze in Italia e all’estero e esposto le sue opere in istituzioni pubbliche e private tra cui: MAXXI (Roma), Kunsthalle Goeppingen (DE), Tranzit.ro (Bucharest), Istituto Svizzero (Roma), Fondazione Sandretto (Torino), MACRO (Roma), Aditorium (Roma), Spazio Salenbauch (Venezia), Viafarini (Milano), FAAP (San Paolo). Ha collaborato con la Galleria Marilena Bonomo Bari.

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